Che straordinaria stagione nel progresso dell’uomo fu quella che terminò bruscamente nell’agosto del 1914! […] L’abitante di Londra poteva ordinare per telefono, mentre sorseggiava il suo tè del mattino a letto, una quantità di prodotti provenienti dall’intero globo e nello stesso modo poteva investire la sua ricchezza nelle risorse naturali e nelle nuove imprese di ogni angolo del globo […] poteva inoltre utilizzare mezzi di trasporto rapidi e a buon mercato per recarsi in ogni nazione e clima senza bisogno di passaporto o di altre formalità.

J.M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, 1919

– Almanacchi! almanacchi nuovi! lunari nuovi! Bisognano, signore, almanacchi?
– Almanacchi per l’anno nuovo?
– Sì signore!
– Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
– Oh illustrissimo, sì! Certo!
– Come quest’anno passato?
– Più più, assai!
– Come quello di là?
– Più, più illustrissimo! Qui comincia l’avventura…
– Del signor Bonavventura?
– Beh, no! O meglio, non proprio. Incomincia l’avventura… di “Carissimi Padri”.
– Carissimi che?
– Carissimi Padri.
– Si spieghi meglio, di grazia!
– Il rapporto coi propri padri, si sa, è sempre questione complessa. Amore, paura, riconoscenza, odio, senso del dovere, tenerezza…: tutto si mescola in un groviglio difficile a districarsi, da cui bene o male siamo nati. E i padri si fanno così “carissimi”: oggetto di affetto profondo, ma anche figure ingombranti e per più aspetti “costose”.
– Bene! E allora?
– «È il primo istante del 1915…» Circa cento anni fa un acciecamento violento ci ha generati – o ha quanto meno disegnato alcuni tratti inconfondibili del nostro volto. La Grande Guerra. Una manciata d’anni di tragedia, recitata da personaggi di operetta, per festeggiare, nello smarrimento di un sonno profondo, gli ultimi giorni dell’umanità. Una generazione di figli gettati al massacro e poi?
– Poi…
– …il mondo in cui viviamo. Ecco “Carissimi padri” è questo!
– Questo che, mi scusi? Continuo a non capire!
– Un viaggio lungo nove mesi, per riflettere insieme su cosa ci ha portati a quel lontano tramonto, il tramonto che un po’ ci ha generati. Un viaggio teatrale, ma non solo, per fare finalmente i conti con i nostri Padri carissimi. Dalle luci abbaglianti dell’Esposizione Universale del 1900, al maggio glorioso del 1915! Ce ne sarà per tutti, eh! La belle époque, sissignore! Ministri impenitenti, banchieri truffaldini, politici insipienti, giovani allo sbando! Spie e pacifisti! Science-fiction! Lettere, cartoline, dispacci, danaro… E ancora: scandali, crack, miserie, invenzioni, scoperte, trovate, grandi affari e malattie! E donnine, operai, chanteuses e flaneurs, nonni, bisnonni e papà!
– E le mamme?
– Anche quelle non mancheranno, stia certo! Da Londra a Berlino a Mosca…
– Sì!!! A Mosca! a Mosca!
– E giù, lungo la transiberiana, fino al lontano Giappone, coi suoi venti di tempesta… E poi Istanbul, Roma, Parigi, Davos, Lovanio, Firenze, Bengasi, Agadir, Washington… E il «Daily Telegraph»! e la «Neue Freie Presse»! Ce ne sarà per tutti, gliel’ho detto!
– E lei crede che questo sarà un anno felice?
– Felicissimo! Dia retta a me!

E voi, voi che aspettate? Venite alla gran festa!

Rumori di posate, / di piatti e di bicchieri: / via-vai di camerieri, / incrocio di portate: / risotto, pesce, fritto… / Che pranzo! Che cuccagna! / I tappi di sciampagna arrivano al soffito / chi parla, chi sta zitto / chi ciancica, chi magna…

Insomma:
«buon anno a tutti!
ai belli, sì, come ai brutti!»

Claudio Longhi