Parole in guerra

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Tra il 10 e il 23 aprile 2015 la Fondazione San Carlo, in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione, all’interno del progetto Carissimi Padri… almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915), promuove un ciclo di letture sulla guerra.

 

[…] Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi,

oltre a lui, l’ha vinta?

Una vittoria ogni pagina.

Chi cucinò la cena della vittoria?

Ogni dieci anni un grand’uomo.

Chi ne pagò le spese?

Quante vicende,

tante domande.

B. Brecht, Domande di un lettore operaio

 

 

guèrra s. f. [dal germ. werra]. – 1. Conflitto aperto e dichiarato fra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., nella sua forma estrema e cruenta, quando cioè si sia fatto ricorso alle armi; nel diritto internazionale è definita come una situazione giuridica in cui ciascuno degli stati belligeranti può, nei limiti fissati dal diritto internazionale, esercitare la violenza contro il territorio, le persone e i beni dell’altro stato, e pretendere inoltre che gli stati rimasti fuori del conflitto, cioè neutrali, assumano un comportamento imparziale. La guerra è peraltro ripudiata dall’art. 2, par. 3 e 4, della Carta delle Nazioni Unite e, in Italia, dall’art. 11 della Costituzione come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali o come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, e ammessa solo come difesa nei confronti di aggressioni esterne. [Il vocabolario della lingua italiana, Treccani]

 

Sotto l’egida del progetto Carissimi Padri… almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915), continua anche quest’anno la collaborazione tra la Fondazione Collegio San Carlo ed Emilia Romagna Teatro Fondazione volta a proporre ai modenesi – e alla comunità allargata di tutti i “cittadini” ed “amici” che pur arrivando da fuori Modena si sono riconosciuti negli anni in questa proposta – l’esplorazione delle suggestive terre di confine tra filosofia, storia e teatro e al centro di questo nuovo capitolo di riflessione congiunta, dal significativo titolo Parole in guerra, nel centesimo anniversario dello scoppio del primo conflitto mondiale si è deciso di porre, per l’appunto, il tema della guerra.

Dopo l’esordio senofonteo (La Tirannide) e la trilogia platonica predisposta nelle ultime tre stagioni (Le Leggi, Il Sofista, La Repubblica), per far luce sugli abissi inquietanti di una delle pratiche sociali ad un tempo più radicalmente disumane e più visceralmente tatuate nel DNA etico del genere umano, ossia l’esercizio brutale ed umanissimo della guerra, la Fondazione Collegio San Carlo ed ERT hanno deciso di rinnovare la loro formula di lavoro: rinunciando alle precedenti proposte di taglio “monografico”, tutte legate al dominio della classicità, si è puntato, per quest’anno, a confrontarsi con una galleria di testi che mantiene sì il saldo radicamento nel fertilissimo terreno dell’antichità attica, ma si apre pure ad un confronto diretto con la modernità. Dalla sterminata biblioteca di più o meno brutali cronache dell’umana follia e violenza di cui è tessuta la letteratura occidentale dall’Illiade ai reportage dei giorni nostri, la scelta è caduta su tre testimonianze tra loro profondamente diverse: La guerra del Peloponneso di Tucidide (V secolo a. C.), incunabolo della storiografia scientifica europea, Il segno rosso del coraggio di Stephen Crane (1895), icastico dagherrotipo della guerra di secessione americana, e Le vicende del bravo soldato Svejk di Jaroslav Hašek (1921-1923), monumentale e grottesca caricatura “dal basso” della Grande Guerra per antonomasia. Ne esce un affresco vasto e affascinante, di complessa orchestrazione stilistica, in cui la tragica ironia scolpita perentoriamente nel marmo di Tucidide, convive con il realismo di Crane impastato nella terra, e con la satira carnevalesca del ready made di Hasek, montato assemblando, derisoriamente, pezzi di agghiacciata e agghiacciante realtà. Un poema sinfonico potente e composito, dunque, in cui, movimento dopo movimento, il “terrore e la pietà” del genere tragico convivono e si ribaltano nel riso demistificatorio della commedia. Ma anche una spietata e lucidissima Leçon de tenèbre, tutta brechtiana, sulle brutali ragioni della politica e sulle ferree leggi della violenza, in cui la corsa a rotta di collo attraverso tempi e luoghi diversi – dalle coste dell’isola di Melo, ai boschi degli States, giù giù fino alle tortuose vie del centro di Praga, dal V secolo a.C. agli albori del Novecento, con fulminei scatti in avanti verso il nostro presente – non conduce ad una rarefatta (e poetica) meditazione sulla perennis humanitas, ma ad un tuffo a testa prima nel relativistico e ribollente mare dei cambiamenti della storia, nella ferma (e rivoluzionaria) certezza che se il mondo dall’antichità ad oggi è cambiato, allora può ancora cambiare.

Davanti all’enormità sconvolgente e inafferrabile del tema “guerra”, il teatro è costretto a ritrarsi, o per meglio dire a “semplificarsi” e “concentrarsi”, puntando all’essenzialità. Rinunciando alla rappresentazione delle precedenti mises en espaces, e ridotti al nocciolo i segni dello spettacolo, con le letture di Parole in guerra l’attenzione si raccoglie tutta sul linguaggio e sulla sua intrinseca teatralità. Al cospetto di una parola che occupa energicamente l’intero campo d’azione, l’ascolto diventa così il luogo privilegiato per la comprensione, e forse, chissà, per il superamento, dei conflitti.

Il «sugo» della storia? Ammesso e non concesso che la mostruosità della guerra possa avere un sugo, mentre all’orizzonte orientale e meridionale dei cieli europei si addensano oggi, sempre più minacciosi, cumulonembi di incombenti e feroci conflitti, vengono alla mente due battute sferzanti: l’adagio erasmiano «lectio transit in mores» e la folgorante sirma parentetica, di sapore quasi dantesco, a firma Sanguineti (non per nulla il più brechtiano dei nostri poeti):

 

([…] attento, o tu che leggi, e manda

a mente):

 

Claudio Longhi


Le letture si tengono presso il Teatro della Fondazione San Carlo (via San Carlo 5, Modena). L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria (vedi scheda dei singoli appuntamenti).


venerdì 10 aprile 2015 ore 17.30 e ore 21.00

Tucidide — La guerra del Peloponneso

Letture sulla guerra


venerdì 17 aprile 2015 ore 17.30 e ore 21.00

Stephen Crane — Il segno rosso del coraggio

Letture sulla guerra


giovedì 23 aprile 2015 ore 17.30 e ore 21.00

Jaroslav Hašek — Le vicende del bravo soldato Svejk

Letture sulla guerra


Teatro della Fondazione Collegio San Carlo
via San Carlo, 5 — Modena

A cura di: Claudio Longhi
Testi scelti da: Carlo Altini
Immagini a cura di: Riccardo Frati
Assistente alla regia: Giacomo Pedini