Rataplan tamburo io sento! Qui s’inizia a festeggiar!

Rataplan tamburo io sento! Qui s’inizia a festeggiar!

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Il rapporto coi propri padri, si sa, è sempre questione complessa. Amore, paura, riconoscenza, odio, senso del dovere, tenerezza…: tutto si mescola in un groviglio difficile a districarsi, da cui bene o male siamo nati. E i padri si fanno così “carissimi”: oggetto di affetto profondo, ma anche figure ingombranti e per più aspetti “costose”.

Circa cento anni fa un acciecamento violento ci ha generati – o ha quanto meno disegnato alcuni tratti inconfondibili del nostro volto. La Grande Guerra. Una manciata d’anni di tragedia, recitata da personaggi di operetta, per festeggiare, nello smarrimento di un sonno profondo, gli ultimi giorni dell’umanità. Una generazione di figli gettati al massacro e poi… il mondo in cui viviamo.

Dal 17 al 24 gennaio, un settimana, di “kabarett à la carte” come di divagazioni per l’Europa d’inizio ‘900, di intrighi e d’oscure trame economiche come di slanci commerciali verso gli altri capi del mondo, fino ad approdare nel manniano e decadentissimo sanatorio di Davos. Dal 17 al 24 gennaio, un settimana, Rataplan tamburo io sento! Qui s’inizia a festeggiar!, per dare avvio al progetto partecipato, promosso da Emilia Romagna Teatro Fondazione, Carissimi Padri…: almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915), che vede il coinvolgimento di oltre quaranta partner tra Modena e Provincia impegnati per un anno, il 2015, a riflettere intorno ai casi e alle follie che condussero l’Europa intera nel baratro della prima Guerra mondiale.